C’è un momento, ascoltando Isla Diferente, in cui il confine tra musica e paesaggio sembra dissolversi. Il vento che attraversa Lanzarote, il silenzio delle distese vulcaniche, il rumore delle rocce e delle grotte diventano elementi della composizione tanto quanto sintetizzatori e percussioni. È il risultato della continua ricerca di Andrea Mangia, in arte Populous, producer e DJ che da oltre vent’anni ha costruito un percorso personale fatto di sperimentazione e contaminazione, intrecciando elettronica, ritmi tropicali, influenze world e collaborazioni internazionali senza mai perdere la propria identità.

In occasione delle date estive del suo live audiovisivo, tra queste sabato 11 Luglio a Videocittà a Roma, abbiamo intervistato Populous per parlare della nascita di Isla Diferente, del rapporto tra field recording e composizione, della collaborazione con Furio Ganz per lo show AV e di uno sguardo sempre rivolto al futuro e la nuova etichetta Latinambient.

Crediti: Joanne Lanzarini

Hai superato i 20 anni di carriera. Da Quipo a Isla Diferente passando per Night Safari, Azulejos, W e collaborazioni con noti brand. Uno dei tuoi primi album è stato Queue for Love, uscito su Morr Music, label tedesca di Thomas Morr. Il cambiamento del tuo sound fino al Latinambient dell’ultimo album è stata una crescita fisiologica o una ricerca continua introspettiva?

Direi che è stato un percorso naturale e, soprattutto, libero. Non sono mai sceso a compromessi e non ho mai inseguito con ansia il successo. Ho iniziato relativamente tardi a portare la mia musica in giro. C’era un mix esplosivo di timidezza e sociopatia a impedirmelo. Forse è anche per questo che mi diverto ancora tantissimo a viaggiare e suonare, nonostante non sia più un ragazzino. Diciamo che sto ancora recuperando il tempo perso.

Il tuo ultimo album, Isla Diferente, è nato dall’Isla del Fuego, Lanzarote. Un luogo unico dove la natura esprime tutto il suo potenziale tra incontaminazione e spettacoli geotermici unici, oltre che un vento tagliente e una cultura artistica molto particolare grazie a Manrique. Cosa ti ha ispirato maggiormente per la realizzazione di quest’album?

Sono molto legato al concetto di cromia applicata ai suoni. Ascolto un album e subito lo associo a immagini, paesaggi e colori. La prima volta che sono stato a Lanzarote ho capito che sarei dovuto tornare per farci qualcosa. Da quell’esperienza è nato un album più oscuro e misterioso rispetto ai miei lavori precedenti. Venivo da un periodo difficile e avevo bisogno di circondarmi di nulla. Volevo isolarmi e sentirmi minuscolo al cospetto della natura.

Nel disco hai preso vari suoni da grotte, vento e piante. Ogni luogo dell’isola ha una propria identità sonora. Come hai selezionato il suono corretto da utilizzare avendo a disposizione registrazioni simili ma diverse per intensità?

In realtà non cercavo il “suono giusto”. Mi interessava capire quale registrazione restituisse meglio la sensazione di quel luogo in quel preciso momento. Ho cercato di musicare quei paesaggi così materici e severi, mescolando software e field recordings. Durante questo lavoro ho anche capito quanto sia fondamentale il silenzio all’interno di una composizione. In un’epoca in cui gli album sono sempre più pieni di strumenti, suoni e stratificazioni, ho scelto di usare il silenzio come uno strumento vero e proprio. Il buon vecchio concetto del “less is more”.

In un’intervista recente hai detto che a Milano il pubblico fa fatica a “lasciarsi andare”. Come vedi invece il pubblico romano in relazione a quello milanese?

Sono reduce da una data milanese, in Triennale, dove mi sono dovuto ricredere: c’era un’energia che non avevo mai percepito prima a Milano. Ma Roma, come dico sempre ai miei amici, oggi è di gran lunga il posto migliore dove proporre i miei suoni e i miei ritmi, che non sono esattamente velocissimi come la dance che va di moda adesso. La città è piena di feste in cui i DJ suonano la mia musica, spesso rallentandola ancora di più. Questa cosa mi fa impazzire. È come se una parte del pubblico stesse opponendo una resistenza ai ritmi del presente, scegliendo un’esperienza più lisergica, trippy e psichedelica.

Quest’ultimo inverno hai portato lo show AV in giro per tutta Italia e all’estero. Per la stagione estiva ci saranno date tra Napoli, Genova, Milano e Roma, a Videocittà. Hai intenzione di portare qualcosa di nuovo per questa occasione?

La prima data dell’AV Live l’ho fatta proprio a Roma, durante Romaeuropa. È stata la data zero, quella in cui abbiamo usato il pubblico romano come cavia. Una meravigliosa cavia. È stata una serata bellissima, ma ci ha permesso di capire quali dettagli andavano sistemati. Oggi il live è rodato e, secondo me e Furio Ganz, funziona davvero come lo avevamo immaginato. Ma mi piace pensarlo come qualcosa di vivo, che continua a evolversi replica dopo replica.

Populous
Populous si esibirà questo sabato 11 Luglio a Videocittà a Roma

Ci puoi raccontare come hai lavorato con Furio Ganz nella realizzazione di questo AV Live?

Conosco Furio da tanti anni ormai. Posso dire che il nostro rapporto si basa all’80% sullo scambio di brani deep reggaeton e dub techno, mentre per il restante 20% parliamo di lavoro.

Per Isla Diferente siete partiti da riprese reali fatte a Lanzarote o il visual è stato costruito in studio a partire dalle suggestioni sonore dell’album?

C’è davvero di tutto: fotografie, riprese fatte da noi sia con camere professionali che con il cellulare, immagini generate con l’IA, parti grafiche, testi, found footage e vecchie pellicole scansionate. Letteralmente di tutto. Per esempio, per una parte dello show Furio ha fatto uno studio sui sassi: ha fotografato frammenti di montagne e gruppi di rocce, poi ha elaborato quelle immagini con l’IA, animandole attraverso una serie di parole chiave che volevamo collegare all’immaginario dello spettacolo.

Nel live i visual di Ganz seguono una partitura fissa sincronizzata al set oppure c’è un margine di risposta in tempo reale ai cambi che introduci durante il live?

Ci sono alcune parti completamente sincronizzate, mentre altre vengono manipolate in tempo reale, proprio per seguire il flusso del suono.

Hai pubblicato il tuo ultimo EP, Glitch 2000 / Rave Down, ad aprile. Hai nuovi progetti in cantiere per questa seconda parte del 2026?

Vorrei pubblicare nuovi artisti su Latinambient e poi dedicarmi a un disco dub. È una musica che mi accompagna da sempre e sento che è arrivato il momento di entrarci fino in fondo.

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