Per celebrare i suoi 30 anni, Amsterdam Dance Event amplia ancora una volta i confini della propria esperienza e porta la musica elettronica fuori dai club, dentro musei, istituzioni culturali e spazi indipendenti della capitale olandese. È questa la direzione di ADE Arts & Culture, il programma che attraverso performance, mostre, installazioni ed esperienze di ascolto mette in dialogo la cultura elettronica con le altre discipline artistiche.

Dal 2025 il progetto può contare su un team di curatori chiamati a portare prospettive, competenze e network differenti all’interno della programmazione. Dalla club culture alle arti visive, passando per performance e sperimentazione, l’obiettivo è quello di costruire un programma capace di raggiungere pubblici diversi e di distribuire l’esperienza ADE in angoli della città spesso lontani dai suoi circuiti tradizionali.

I primi appuntamenti annunciati per il 30 YEARS ADE raccontano esattamente questa volontà.

Tra le novità più curiose c’è l’ingresso di ARTIS, uno dei luoghi più iconici di Amsterdam e, almeno apparentemente, uno dei meno associabili a un evento come ADE. All’interno dell’ARTIS Aquarium, recentemente riaperto, sarà presentato Deep Seeing Currents, esperienza audiovisiva immersiva realizzata dall’artista Olafur Eliasson in collaborazione con 4DSOUND.

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L’installazione trova spazio nella sezione dedicata alle profondità marine e trasforma l’acquario in un ambiente completamente immersivo, fatto di oscurità, suono spaziale e luce. Canti delle balene, sorgenti idrotermali e rumori prodotti dall’uomo costruiscono un paesaggio sonoro stratificato, mentre le vibrazioni cercano di restituire al pubblico la sensazione della pressione fisica degli abissi. Le luci attraversano lo spazio richiamando la marine snow, l’insieme di particelle organiche e inorganiche che sostiene la vita nelle profondità dell’oceano. Un’esperienza che nasce dalla musica, ma che chiede al pubblico qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più difficile: ascoltare davvero.

Il rapporto tra musica, memoria e cultura urbana sarà invece al centro di DISCO: I’m Coming Out, il progetto che vedrà nuovamente protagonista il Wereldmuseum Amsterdam, dopo il programma dedicato alla club culture cinese presentato durante la scorsa edizione di ADE.

Questa volta il museo guarda alla storia della disco music e alla nascita della cultura dei DJ, raccontando come i dischi arrivati da New York abbiano contribuito a trasformare la nightlife di Amsterdam. Dalle prime discoteche disco fino alla house music e ai dancefloor contemporanei, il progetto mette insieme musica, performance e testimonianze per interrogarsi sull’eredità di un movimento che, a distanza di decenni, continua a influenzare la cultura del club. Nel programma figurano Jean Paul Paula, Amber Vineyard, Eddy de Clercq, Sunny Jansen, Suze Ijó, Thijs Weijland, Manique Hendricks, Juno Dijkshoorn, Shirley Hart e Anydee Anytime, con Paula e Weijland nel ruolo di guest curator e Vineyard come host.

Se c’è un elemento che ricorre nella programmazione di ADE Arts & Culture è la volontà di mettere suono e immagine sullo stesso piano. È il caso di Dome Concerts, che porterà altri sette appuntamenti tra ARTIS Planetarium e Fabrique des Lumières, tra cui spicca COLIN BENDERS + OTHERNODE.

Qui il risultato non sarà una semplice successione di musica e visual, ma un sistema audiovisivo progettato per reagire e trasformarsi durante la performance. COLIN BENDERS lavorerà dal vivo con il proprio sintetizzatore modulare, costruendo ritmo, texture e sequenze in continua evoluzione, mentre OTHERNODE interverrà in tempo reale su immagini, luci e proiezioni, sfruttando anche l’architettura immersiva della Fabrique des Lumières. La tecnologia è preparata, ma il risultato non è scritto in anticipo: tutto ciò che accade prende forma nell’istante e dipende anche dalla presenza del pubblico.

È proprio l’irripetibilità dell’esperienza dal vivo uno dei principi sui quali si basa la selezione curatoriale di ADE Arts & Culture. Il programma guarda infatti con particolare attenzione agli artisti indipendenti che lavorano tra discipline differenti e a quei progetti che perdono parte della propria identità quando vengono semplicemente registrati o riprodotti.

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Ne è un esempio CHIMP Live, il progetto della violinista, vocalist e compositrice Diamanda La Berge Dramm, che al Plein Theater trasformerà l’omonimo album del 2022 in una performance intima e minimale. Due violini, un tavolino, una lampada e alcuni pedali diventano gli strumenti attraverso i quali Dramm costruisce un linguaggio che unisce voce, violino acustico ed elettrico. La sua formazione classica e le influenze dell’avanguardia americana, della composizione contemporanea e del pop alternativo confluiscono in un’esperienza sospesa tra concerto e performance.

Al Muziekgebouw aan ‘t IJ arriverà invece la première live di Crawler: Your Death Is a Lullaby, presentata da Nothing Here Now e The Rest Is Noise. Il progetto nasce dall’incontro tra Rachella Groen (Zohar), Harry Castle e lo scrittore Gervaise Alexis Savvias e affronta temi legati all’identità, alla fragilità e alla possibilità di essere percepiti e compresi al di fuori delle categorie convenzionali.

La performance coinvolgerà anche la violoncellista Malou van der Veld e il chitarrista Rob Toal-Lennon, mentre l’installazione live di Studio Basse Stitgen e le visual di Clint Soren ne amplieranno la dimensione scenica. Ad aprire la serata sarà Everything Always Changes, For We’re Truly Here, collaborazione tra 2K88, Rainy Miller e Bianca Scout, mentre la chiusura sarà affidata a Nkisi, musicista e compositrice elettronica le cui opere affondano le proprie radici nella diaspora congolese e nelle cosmologie africane.

Il tema della sostenibilità entrerà invece direttamente nella programmazione attraverso Two Seas and Sumuku, progetto realizzato da Earth Sonic insieme al NXT Museum. Musica elettronica, arte visiva e installazioni immersive si incontrano per affrontare l’urgenza della crisi climatica, utilizzando lo spazio del museo come parte integrante della narrazione. Tra i protagonisti ci saranno Paul Hartnoll degli Orbital e Paranoid London, all’interno di un’esperienza in cui suono, immagini e spazio contribuiscono a costruire una riflessione sul rapporto tra tecnologia, ambiente e futuro.

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I curatori di ADE Arts & Culture sottolineano proprio la volontà di cercare nuovi collettivi e iniziative capaci di riflettere il momento culturale contemporaneo e, soprattutto, di mettere in discussione la definizione stessa di musica elettronica. Progetti locali e realtà internazionali convivono così all’interno di un programma che cerca nella diversità il proprio principale punto di forza.

E quando ADE si avvicinerà alla sua conclusione, il programma tornerà alla forma più essenziale della cultura musicale: il disco. Alla storica Concerto Record Store, Dave Clarke presenterà Sunday Selectors, un appuntamento lontano dalla logica del DJ set tradizionale. Gli artisti invitati porteranno cinque dischi particolarmente importanti per il proprio percorso, raccontandone il significato, l’influenza e le storie che li accompagnano.

Il pubblico potrà così partecipare direttamente alla conversazione, trasformando uno dei momenti finali della settimana in un pomeriggio dedicato all’ascolto, alla memoria e alla scoperta musicale. Un ritorno alle origini che, tra gli scaffali di un negozio di dischi, assume quasi il valore di una dichiarazione d’intenti: prima ancora del dancefloor, la musica elettronica nasce dall’ascolto.

A completare questa prima parte del programma sarà Hoketus 50!, ancora una volta al Muziekgebouw aan ‘t IJ. L’appuntamento celebra i cinquant’anni di Hoketus, la composizione di Louis Andriessen considerata una delle opere fondamentali della cosiddetta Scuola dell’Aia e capace di modificare profondamente il percorso della musica contemporanea olandese.

Per l’occasione, Michael Gordon presenterà una nuova composizione concepita come un confronto diretto con l’opera di Andriessen. Non una semplice celebrazione, ma una prosecuzione di quel percorso attraverso una musica che conserva la stessa attitudine radicale: ritmica, fisica, irregolare e incapace di scendere a compromessi.

Questi sono soltanto i primi progetti annunciati per ADE Arts & Culture 2026. Altri appuntamenti, partner culturali e componenti del team curatoriale saranno svelati nelle prossime settimane, ma la direzione del trentesimo anniversario appare già piuttosto chiara.

ADE non vuole più essere soltanto il luogo in cui la musica elettronica viene ascoltata. Vuole essere il luogo in cui la musica elettronica entra in dialogo con tutto ciò che le sta intorno. Musei, acquari, planetari, negozi di dischi e spazi dedicati all’arte diventano così nuovi dancefloor concettuali, mentre Amsterdam si trasforma per una settimana in un laboratorio diffuso dove club culture, tecnologia e arti contemporanee possono finalmente incontrarsi senza confini prestabiliti.

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