Il 1° luglio 1996 gli Underworld pubblicavano come singolo Born Slippy .NUXX, consacrando definitivamente un brano che, appena un anno prima, era comparso quasi in sordina come B-side del singolo Born Slippy. La sua esplosione fu strettamente legata al successo di Trainspotting: il film di Danny Boyle trasformò quella traccia ipnotica e pulsante nell’emblema sonoro di un’epoca, portandola fino al secondo posto della classifica britannica e rendendola uno dei simboli assoluti della musica elettronica degli anni Novanta. È importante ricordare che il “vero” Born Slippy del 1995 era un brano strumentale completamente diverso, mentre .NUXX rappresentava una composizione autonoma, nata quasi come esperimento e destinata, inaspettatamente, a oscurare la traccia principale.

Per comprendere l’impatto di Born Slippy .NUXX bisogna però guardare al contesto della scena elettronica britannica di metà anni Novanta. Dopo l’esplosione dell’acid house e della cultura rave tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo, il Regno Unito stava vivendo una fase di maturazione dell’elettronica da club. Etichette come Warp, Junior Boy’s Own e Deconstruction stavano contribuendo a definire nuove sonorità, mentre artisti come The Chemical Brothers, Leftfield, Orbital, The Prodigy e gli stessi Underworld stavano portando la dance music oltre i confini del club, conquistando festival, classifiche e pubblico rock. Era il periodo della cosiddetta “superclub culture”, con locali come Ministry of Sound e Cream che contribuivano a rendere la musica elettronica un fenomeno culturale di massa.

Underworld

In questo scenario gli Underworld occupavano una posizione peculiare. Diversamente da molti colleghi, Rick Smith e Karl Hyde costruivano lunghe architetture sonore nelle quali techno, progressive house, trance, dub ed elementi ambient convivevano in un equilibrio estremamente personale. Le loro produzioni evitavano la struttura tradizionale della canzone pop, privilegiando una continua evoluzione ritmica fatta di stratificazioni, tensioni e progressivi cambiamenti dinamici. Anche il cantato di Karl Hyde rompeva gli schemi: più che raccontare una storia lineare, assemblava frammenti di conversazioni, impressioni e immagini raccolte nella quotidianità, dando vita a un flusso di coscienza che diventava parte integrante della tessitura sonora.

Born Slippy .NUXX rappresenta probabilmente la sintesi perfetta di questa estetica. Il celebre riff di sintetizzatore, costruito su poche note ma reso memorabile dalla continua variazione timbrica e ritmica, si sviluppa sopra una base techno incalzante di circa 140 BPM, mentre la voce di Hyde entra ed esce dal mix come uno strumento aggiuntivo, alternando momenti di apparente lucidità ad altri di totale disorientamento. Il ripetuto “lager, lager, lager…” è stato spesso interpretato come un’esaltazione della cultura dell’eccesso, ma Hyde ha chiarito in più occasioni che il testo nasce dall’osservazione di un uomo segnato dall’alcolismo: un ritratto frammentario, alienato e profondamente umano, ben lontano dall’essere una celebrazione dello sballo.

A trent’anni dalla sua pubblicazione come singolo, Born Slippy .NUXX continua a essere considerata una delle opere fondamentali della musica elettronica moderna. Non soltanto per il successo commerciale o per il legame indissolubile con Trainspotting, ma perché ha dimostrato come un brano nato nell’ambiente dei club potesse raggiungere un pubblico trasversale senza rinunciare alla propria identità artistica. Ancora oggi rimane un punto di riferimento per produttori, DJ e appassionati: un’opera capace di sintetizzare l’energia della rave culture, la raffinatezza della produzione elettronica britannica e una forza emotiva che, dopo tre decenni, continua a risultare straordinariamente contemporanea.

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