Per oltre un decennio, Cercle ha rappresentato uno dei progetti più innovativi e affascinanti della scena elettronica mondiale. Dai set di Boris Brejcha sotto la cupola del Grand Palais alle performance di Ben Böhmer sospeso sulla Cappadocia, fino ai tramonti mozzafiato delle Maldive accompagnati dalle note di Monolink, il format francese ha trasformato la semplice registrazione di DJ set in un’esperienza audiovisiva unica.
Oggi, però, uno dei brand più iconici della musica dance internazionale si trova ad affrontare la sfida più difficile della sua storia.
Attraverso un lungo comunicato pubblicato sui propri canali ufficiali, il fondatore Derek Barbolla ha annunciato che Cercle sta attraversando una grave crisi finanziaria, una situazione che ha portato alla cancellazione del Cercle Festival Mexico, in programma il 14 e 15 novembre a San José del Cabo.
L’evento avrebbe dovuto essere una delle produzioni più ambiziose mai realizzate dal marchio francese: dodici ore di musica al giorno, due palchi simultanei e una location spettacolare nella Baja California Sur, con una struttura affacciata sull’oceano e un’altra immersa in un giardino tropicale.
Tuttavia, secondo quanto dichiarato da Barbolla, il progetto non è più sostenibile nelle condizioni in cui era stato concepito. “Il Cercle Festival in Messico sarà purtroppo annullato, poiché l’evento non può più essere realizzato nelle condizioni per cui era stato concepito e pianificato.”
Fondata in Francia nel 2015, Cercle è nata con un investimento iniziale di appena 10.000 dollari. Una cifra che, come racconta lo stesso Barbolla, fu sufficiente per acquistare “alcune GoPro, dei microfoni, un computer e un mixer”.
Da quell’idea semplice è nato un fenomeno globale.
Nel corso degli anni, il team è cresciuto fino a raggiungere 35 collaboratori e ha realizzato oltre 200 produzioni in tutto il mondo, portando artisti come Carl Cox, Nina Kraviz, Boris Brejcha, Solomun, Adriatique e molti altri a esibirsi in luoghi iconici, spesso riconosciuti come patrimoni UNESCO o caratterizzati da un valore storico e paesaggistico straordinario.

Grazie a una combinazione unica di musica elettronica, storytelling visivo e valorizzazione del patrimonio culturale, Cercle è diventata una delle piattaforme più influenti della cultura dance contemporanea. Dietro immagini spettacolari e milioni di visualizzazioni si nasconde però una realtà economica molto più complessa.
Le produzioni di Cercle richiedono investimenti enormi: autorizzazioni speciali, trasporti internazionali, allestimenti tecnici avanzati, troupe video, sicurezza e logistica in località spesso remote o difficilmente accessibili. Per anni il progetto ha scelto di privilegiare la qualità artistica e l’impatto culturale rispetto alla massimizzazione dei profitti. Una filosofia che ha contribuito a costruirne il successo ma che oggi presenta il conto.
Nel comunicato, Barbolla descrive senza filtri le difficoltà affrontate negli ultimi anni: “Dopo il COVID, i costi e le tasse hanno continuato ad aumentare, i margini a ridursi e il peso di anni di scommesse su ciò in cui credevamo è diventato troppo gravoso da portare.” E aggiunge: “A un certo punto, l’equilibrio che eravamo sempre riusciti a mantenere semplicemente non ce l’ha fatta più.”
Parole che fotografano la situazione di molte realtà indipendenti del settore culturale e musicale, sempre più esposte all’aumento dei costi operativi e alla contrazione dei margini.

Per la prima volta nella sua storia, Cercle ha chiesto apertamente il sostegno della propria community.
Sul sito è stata lanciata una campagna di raccolta fondi che permette ai fan di contribuire direttamente al futuro del progetto. Tra le ricompense previste figurano contenuti fotografici esclusivi, l’inserimento del proprio nome nei titoli di coda delle produzioni future e vinili da collezione dedicati alla storia del brand.
Una scelta che evidenzia quanto la situazione sia delicata ma che allo stesso tempo testimonia il rapporto speciale costruito negli anni con milioni di appassionati in tutto il mondo.
La crisi di Cercle va oltre la semplice cancellazione di un festival.
Rappresenta un segnale importante per l’intera industria della musica elettronica e degli eventi live. Se una realtà capace di generare milioni di visualizzazioni, organizzare festival internazionali e collaborare con alcuni dei più grandi artisti della scena mondiale può trovarsi in una situazione finanziaria tanto complessa, significa che il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Negli ultimi anni l’aumento dei costi di produzione, della logistica e delle spese operative ha messo sotto pressione anche i progetti più consolidati, evidenziando quanto sia fragile l’equilibrio tra ambizione artistica e sostenibilità economica.
Per ora il futuro di Cercle resta incerto. Ma una cosa è certa: in dieci anni il progetto francese ha lasciato un segno indelebile nella cultura elettronica contemporanea. E oggi, più che mai, il prossimo capitolo della sua storia dipenderà dalla capacità della sua community di rispondere a questo appello.
