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Ogni grande concerto crea ricordi, ma solo pochi riescono a superare il presente e a imporsi nel tempo come riferimenti fondamentali dell’immaginario collettivo. A contribuire non c’è solo l’artista che performa sul palco. C’è team creativo dietro che traduce idee a immagini visive. Abbiamo avuto modo di parlarne con Ed Warren, light designer pluripremiato con 20 anni di esperienza.

Ha lavorato nei principali festival mondiali come Glastonbury e ha creato show iconici come l’evento al Madison Square Garden del Febbraio 2023 di Fred Again.., Four Tet, Skillex. I suoi lavori recenti includono Mumford & Sons, Interpol, Sugababes, Four Tet e Liberato.

Ed Warren
Four Tet/fred again../Skrillex @ Madison Square Garden
Desgined & Operated by Ed Warren
Photos by Chris Lavado

Ciao Ed, felice anno nuovo e grazie per averci concesso questa intervista. Come stai?
Sto davvero bene, grazie! Ho passato un ottimo periodo di pausa con la famiglia, lunghe passeggiate con il cane…e ora si torna all’azione.

Colore e linguaggio visivo

Come affronti le scelte cromatiche in un contesto live? Sono legate alla struttura musicale, al contrasto all’interno del set o a una logica visiva più ampia?
Sì, a tutti questi aspetti, ma anche all’atmosfera complessiva. La musica è sempre il punto di riferimento, anche se non in modo meccanico o letterale. Reagisco più alla forma, all’energia, allo slancio e a dove sento che la musica sta andando, a come sembra inclinarsi o tendere verso qualcosa.
Il contrasto all’interno di un set è fondamentale: il colore funziona solo se ne può essere percepito il suo utilizzo nel tempo. Se tutto è intenso, allora niente lo è davvero.
Sotto la superficie c’è quasi sempre una logica visiva più ampia e discreta che tiene tutto insieme, una sorta di griglia invisibile che noti solo nel momento in cui viene a mancare.

Tendi a definire una palette fin dall’inizio o preferisci mantenere il colore fluido e reattivo durante la performance?
All’inizio mi interessa stabilire un perimetro di lavoro, più che decidere subito come dovrà essere tutto.
Una palette dà solidità allo show: evita che il colore diventi puramente decorativo o casuale. Una volta stabilita questa base, però, voglio che rimanga elastica.La musica dal vivo non è lineare: ha esitazioni, slanci, momenti di sospensione. Il colore dovrebbe potersi muovere nello stesso modo.

Interpol 2022-2024
Production & Lighting Design: Ed Warren
Programmed & Operated: Christian Lincoln

Nei tuoi progetti, i fasci stretti spesso si leggono come forme geometriche più che come singole luci. Quando modelli queste curve nello spazio, cosa guida le tue scelte?
Non penso a questi elementi come a luci in senso stretto, ma come linee o a una sorta di architettura temporanea che ha dimenticato di essere solida.
La geometria ha un ruolo importante, ma è affiancata da una forte componente organica e naturale: onde, spirali, strutture che si ripetono senza mai essere identiche.
Le curve tendono a emergere nei momenti in cui le linee rette mi sembrano troppo rigide o dominanti rispetto a ciò che sta accadendo nella musica. In questi casi non si tratta tanto di esercitare controllo, quanto di lasciare che lo spazio si manifesti per un momento, attraverso la luce

Preparazione, improvvisazione e performance live

Come pensi l’equilibrio tra preparazione e improvvisazione? Quando operi dal vivo, cosa ti spinge a intervenire e cosa invece ti fa fare un passo indietro?
La preparazione, per me, significa costruire un contesto di lavoro di cui mi posso fidare e all’interno del quale poi posso smettere di ragionare troppo.
Intervengo quando sento che la musica sta aprendo una possibilità e ha bisogno di essere spinta. Faccio invece un passo indietro quando è già arrivata in un punto interessante da sola. Alcuni dei momenti migliori nascono proprio quando si fa quasi nulla e, soprattutto, quando si riesce a non intervenire inutilmente e rovinare quell’equilibrio

Quando uno show viene replicato su più date, quanto conta per te la coerenza rispetto all’evoluzione nel tempo?
La coerenza gli dà una struttura, l’evoluzione gli dà vitalità. Voglio che lo show si riconosca allo specchio, ma senza restare bloccato in ciò che era il giorno prima. Piccoli cambiamenti nel timing, nel livello di intervento, o nel lasciare che alcune cose accadano da sole, sono ciò che permette allo show di restare vivo.

Come ti rapporti agli errori o agli esiti imprevisti durante uno show dal vivo?
Spesso sono solo sorprese con una cattiva reputazione. Se tutto si comporta in modo perfettamente controllato, probabilmente il sistema è stato progettato in modo troppo rigido.

Li consideri qualcosa da eliminare o parte integrante della natura live del lavoro?
Vanno evitati solo quelli che generano panico. Tutti gli altri fanno parte del carattere dello show. Un lavoro dal vivo privo di rischio, in fondo, è solo una prova generale fatta davanti a un pubblico.

Idles 2018/19
Lighting designer: Ed Warren
Lighting operator: John Rogers
Strumenti, sistemi e controllo

Dal tuo feed Instagram si vede che lavori spesso con ChamSys. È una scelta pratica o legata al tuo modo di pensare e operare durante uno show?
Entrambe le cose, ma soprattutto la seconda. È un sistema solido e veloce, che non richiede di essere seguito o controllato di continuo. Mi piacciono gli strumenti che, una volta imparati a fondo, diventano istintivi, un po’ come un gesto che il corpo compie senza doverlo pensare. Voglio che la console sia uno strumento da “suonare”, non qualcosa che mi costringa a ragionare in termini di gestione.

Pensi che le piattaforme di controllo influenzino il modo di pensare dei lighting designer, soprattutto in contesti live e reattivi?
Assolutamente sì. Gli strumenti orientano il modo in cui si lavora. Se un sistema rende difficile sperimentare, le persone smettono di esplorare e di mettersi in gioco. Se invece favorisce l’istinto e la risposta immediata, porta a scelte più coraggiose. Ogni software incorpora una propria visione del lavoro, che lo dichiari apertamente oppure no.

Durante la conduzione live usi solo lighting board tradizionali o integri anche controller MIDI e pad?
Principalmente le lighting board, ma non sono legato a una forma o a un formato specifico. Se un controller meno convenzionale rende un gesto più immediato o più naturale, lo utilizzo senza problemi. L’obiettivo è favorire l’intuizione, non rispettare una tradizione.

MGMT 2012
Luci e visual

Come affronti il rapporto tra luce e visual quando lavori con i VJ, soprattutto dal vivo? Come si resta in dialogo senza competere per l’attenzione?
Luce e visual sono come due correnti che scorrono nello stesso fiume. La luce lavora più sulla massa e sulla presenza nello spazio, mentre i visual operano maggiormente sul dettaglio. La chiave sta nel capire quando uno dei due elementi deve guidare e quando invece deve fare un passo indietro e accompagnare. Le collaborazioni migliori hanno una buona consapevolezza dello spazio negativo: sapere quando non parlare è metà della conversazione.

Collaborazioni e rapporto con l’Italia

Dal punto di vista del processo, come descriveresti il lavoro con Four Tet? È cambiato nel tempo il modo in cui comunicate e prendete decisioni insieme?
È un rapporto molto tranquillo, basato sulla fiducia. Siamo amici. All’inizio c’era più il bisogno di spiegare e di chiarire le proprie intenzioni, oggi invece c’è soprattutto ascolto. Le decisioni arrivano in modo naturale e piuttosto rapido, perché siamo entrambi sintonizzati sulla stessa frequenza. Condividiamo anche una certa tranquillità nel lasciare alcune cose aperte, senza forzarle subito, sapendo che troveranno la loro forma nel momento giusto.

Hai lavorato con Liberato e collabori da anni con Club2Club. Quali altri artisti o festival italiani ti piacerebbe incontrare in futuro?
In Italia percepisco una forte attenzione all’atmosfera e alla pazienza; è un approccio in cui mi riconosco molto. Mi attirano artisti e festival che non sentono il bisogno di intervenire su tutto, e che vedono il lasciare spazio come un segno di sicurezza, non come una mancanza. In questo periodo sto lavorando di nuovo con Liberato per il suo show allo stadio di Napoli, e collaborerò anche quest’anno con Club2Club, oltre a un evento a Milano durante la Fashion Week di febbraio. Amo l’Italia.

Liberato
Production & Lighting Design by Ed Warren
Photo by Giuseppe Maffia
Intelligienza artificiale, futuro e lavoro di squadra

Vedi un ruolo realistico per l’intelligenza artificiale nel lighting design, magari come strumento di supporto più che di esecuzione?
Come strumento che ti aiuta a ragionare, sì. Come oracolo creativo, no. È molto utile nella fase di preparazione: testare idee, individuare pattern e velocizzare le parti più ripetitive o meno stimolanti del lavoro. Le decisioni davvero importanti nel lighting design, però, sono emotive e fortemente legate al contesto. Capire quando intervenire e, soprattutto, quando fermarsi resta qualcosa che appartiene ancora all’essere umano.

Nei contesti collaborativi, come vengono prese le decisioni creative sulla luce?
Idealmente attraverso un confronto aperto, con una persona che guida silenziosamente la nave. Cercare il consenso su tutto rischia di bloccare il processo e far perdere slancio. Decisioni chiare, prese con attenzione e rispetto, aiutano invece tutti a lavorare con maggiore tranquillità.

Lavorare in team ha influenzato il modo in cui progetti i sistemi?
Enormemente. I sistemi devono essere chiari, tolleranti e flessibili, non semplicemente ingegnosi. La vera prova non è come si comportano quando tutto funziona alla perfezione, ma cosa succede quando emerge qualcosa di imprevisto e tutti stanno guardando

Four Tet @ Glastonbury 2025

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