Quindici anni dopo la sua uscita, “2Night” resta una delle produzioni più rappresentative di Eric Prydz e dell’universo Pryda.

Il 19 settembre 2011 Eric Prydz pubblicava “2Night” su Pryda Recordings, un brano destinato a diventare uno dei simboli della sua fase più ispirata e, soprattutto, di un’estate che aveva visto il producer svedese al centro della scena elettronica internazionale.

Quindici anni dopo, la traccia conserva intatta quella particolare capacità di Prydz di trasformare progressive house, melodia e tensione da dancefloor in un linguaggio immediatamente riconoscibile. Sette minuti e ventisette secondi, 127 BPM e una costruzione che lascia progressivamente spazio a quel piano lead destinato a diventare il vero punto focale del brano.

“2Night” arrivava in un momento particolarmente significativo per Prydz. Nel 2011 aveva appena consolidato la propria dimensione da artista globale, muovendosi tra i diversi mondi di Eric Prydz, Pryda e Cirez D, mentre la sua residency “Tonight” all’Amnesia di Ibiza rappresentava uno degli appuntamenti centrali della sua estate.

Eric Prydz
Eric Prydz live nei primi anni 2010′

Ed è proprio sulla terrazza del club che “2Night” aveva trovato il suo habitat naturale: lo stesso Prydz raccontò a DJ Mag che era “di gran lunga” il disco più importante dei suoi set a Ibiza, descrivendo una pista che si sedeva e poi esplodeva al momento del drop.

La traccia entrò rapidamente anche nei set dei principali protagonisti della scena. Pete Tong la inserì nel suo Essential Mix dedicato al Creamfields Special e nella sua trasmissione da Ibiza, mentre Prydz la portò con sé anche nella dimensione più ambiziosa di EPIC – Eric Prydz In Concert. Alla fine di novembre 2011, “2Night” compariva infatti nella scaletta dello storico show all’Alexandra Palace di Londra, incastrata tra “Pjanoo” e un’interpretazione costruita attorno a “Two Months Off” degli Underworld.

Riascoltata oggi, “2Night” racconta quindi molto più di una semplice produzione progressive house del 2011. È una fotografia precisa di quello che era Eric Prydz in quel momento: un producer capace di costruire tracce estremamente personali senza sacrificare l’impatto sul dancefloor, con una scrittura melodica che non aveva bisogno di vocal o artifici per diventare memorabile. Quindici anni dopo, è ancora uno di quei dischi che bastano poche battute per riconoscere.

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