Oltre 10mila persone hanno riempito l’Ex Base NATO per JC20: dieci ore di musica costruite interamente attorno a Joseph Capriati.

Quando è stato annunciato il ventennale di Joseph Capriati, avevamo già pensato potesse essere uno degli eventi migliori dell’anno. Quello che non potevamo immaginare è che JC20 sarebbe diventato qualcosa di ancora più grande: un appuntamento destinato a lasciare il segno nella storia di Napoli e della scena elettronica italiana.

JC20 ha avuto le dimensioni di un grande evento internazionale, ma una struttura molto precisa: Capriati ha aperto alle 14 con due ore da solo, ha poi condiviso la consolle per sei ore con Quest, Josh Baker, Honey Dijon e Chris Stussy, prima di riprendersela per le ultime due ore. Una scelta che ha evitato di trasformare il ventennale in una semplice line-up celebrativa e ha mantenuto il protagonista presente dall’inizio alla fine.

JC20
Crediti tutte le foto: Claudio Caprai – Elephant Studio

La differenza l’ha fatta soprattutto il modo in cui i diversi B2B hanno modificato il ritmo della giornata. Il confronto con Quest ha portato il set verso una dimensione più underground e techno, mentre con Josh Baker il baricentro si è spostato maggiormente sulla house.

Il B2B con Honey Dijon è stato uno dei passaggi più riusciti: i due hanno trovato rapidamente un terreno comune tra house, disco e techno, costruendo un set molto più fluido di una semplice alternanza tra due selezioni. Chris Stassy ha aggiunto invece un’altra prospettiva ancora, mantenendo la giornata in costante movimento senza perdere continuità.

Anche la produzione ha avuto un ruolo importante. Il palco dell’Ex Base NATO era dominato da un enorme ledwall e da un impianto audiovisivo di grande impatto, dimensionato per una platea di oltre 10mila persone. Un impianto audio di livello assoluto, potente ma soprattutto preciso, capace di mantenere definizione e profondità anche nei momenti di massima pressione sonora.

Lo schermo non è stato utilizzato soltanto come elemento scenografico: durante il tributo a Rino Cerrone sono state proiettate fotografie che hanno raccontato il rapporto tra i due artisti. È stato uno dei momenti in cui la celebrazione ha smesso di guardare soltanto alla carriera internazionale di Capriati ed è tornata alla scena napoletana dalla quale è partito.

Dopo i quattro B2B, Capriati è tornato da solo in consolle per le ultime due ore. Qui la serata ha cambiato nuovamente ritmo: meno confronto e più spazio alla sua selezione, con una parte conclusiva costruita attraverso tracce capaci di parlare direttamente alla memoria della techno. Tra queste “Knights of the Jaguar” di DJ Rolando e “Strings of Life” di Rhythim Is Rhythim, due classici che hanno portato il set verso una chiusura dichiaratamente legata alla storia del genere.

È stata anche la parte più efficace nel dare un senso all’intera giornata. Dopo aver passato sei ore a confrontarsi con quattro artisti diversi, Capriati ha concluso da solo. La selezione degli ultimi brani ha riportato il focus sulla musica che ha formato il suo percorso e sul rapporto diretto con una pista che, dopo otto ore, era ancora lì.

JC20
Crediti: Claudio Caprai – Elephant Studio

Lo stesso legame con Napoli è emerso, oltre nel tributo a Cerrone, nell’omaggio ricevuto dalla città: durante l’evento, la Presidenza del SSC Napoli ha consegnato a Capriati la maglia ufficiale del centenario del club, indossata dall’artista durante le ultime fasi della serata.

JC20 ha funzionato quindi su tre livelli molto concreti: una produzione capace di sostenere oltre 10mila persone, una scaletta costruita attorno a dieci ore di Capriati e una successione di B2B che ha permesso di attraversare house e techno senza perdere il filo. Ma soprattutto ha rispettato la logica più semplice di un anniversario musicale: dopo vent’anni, lasciare che fosse ancora una volta il DJ a parlare attraverso la consolle.

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