Sono passati 15 anni dalle ultime esibizioni di Moby. 15 anni dal quel mini tour di 3 date (Milano, Roma, Bologna) per presentare l’album Destoyed. La serata appena trascorsa di Martedì 14 Luglio al Jazz Open Modena ha così assunto il sapore di un ritorno attesissimo, destinato a rimanere impresso nella memoria dei quasi 7.000 spettatori che hanno riempito la splendida Piazza Roma di Modena facendo registrare il tutto esaurito.

Il concerto è stato molto più di una semplice carrellata di successi: una performance solida, intensa e perfettamente calibrata, capace di raccontare l’evoluzione artistica di uno dei protagonisti assoluti della musica elettronica degli ultimi trent’anni.

Crediti: Edoardo Spairani

L’apertura affidata a Bodyrock e alla storica Go, la prima grande hit tratta dal suo album di debutto Moby (1992), ha subito imposto un ritmo serrato, conquistando il pubblico fin dalle prime battute e trasformando l’area del festival in una grande pista da ballo. La stessa intro era stata utilizzata anche durante l’esibizione al Coachella dello scorso aprile, realizzata con il contributo dei fan, coinvolti direttamente nella sua creazione.

La scaletta ha saputo alternare con naturalezza i brani più energici alle composizioni più introspettive. In This World, In My Heart e We Are All Made of Stars hanno confermato la straordinaria capacità di Moby di costruire melodie dal forte impatto emotivo, mentre Why Does My Heart Feel So Bad? e la sempre magnetica Natural Blues hanno rappresentato i momenti più intensi della serata, accolti con grande partecipazione dal pubblico.

Crediti: Edoardo Spairani

La parte centrale del live ha lasciato spazio anche ai brani più orientati al dancefloor, con Disco Lies, Flower / Find My Baby, Honey ed Extreme Ways riadattata da Armin Van Buuren, eseguiti con un’energia che ha dimostrato quanto queste produzioni siano ancora attuali e perfettamente efficaci dal vivo. Di grande impatto anche la rilettura di Heroes di David Bowie, interpretata con rispetto e personalità, capace di aggiungere una nota di emozione senza interrompere il flusso del concerto.

Non è mancato lo spazio per l’impegno sociale che da sempre accompagna l’artista: l’introduzione dedicata alla Jane Goodall Foundation ha ricordato al pubblico le battaglie ambientaliste e animaliste che Moby porta avanti da anni, integrandosi con naturalezza all’interno dello spettacolo senza risultare didascalica. Basti pensare alla scelta nel 2024 di devolvere il 100% dei profitti ricavati dal tour di 7 date europee a organizzazioni per i diritti degli animal

Moby
Crediti: Edoardo Spairani

Il finale, affidato all’encore con Porcelain, Lift Me Up e la conclusiva Feeling So Real, quest’ultima presentata dallo stesso Moby come un omaggio alla disco music italiana, ha chiuso una serata di altissimo livello, confermando come il repertorio di Moby continui a mantenere una forza espressiva rara.

Più che un concerto celebrativo, quello del Jazz Open Modena è stato il ritratto di un artista ancora pienamente capace di emozionare, alternando momenti di riflessione e pura energia con la naturalezza di chi ha scritto pagine fondamentali della storia della musica elettronica.

A rendere ancora più speciale la serata è stata la cornice unica di Piazza Roma, dominata dall’imponente Palazzo Ducale, oggi sede dell’Accademia Militare. Uno scenario di rara bellezza che ha esaltato ulteriormente una produzione già impeccabile.

Crediti: Edoardo Spairani

Una menzione particolare merita l’aspetto acustico, spesso sottovalutato, ma fondamentale per la riuscita di un concerto. Da questo punto di vista il Jazz Open Modena supera brillantemente l’esame: l’impianto audio si è dimostrato di altissimo livello, restituendo un suono potente, pulito e perfettamente bilanciato in ogni punto del parterre e, stando ai commenti raccolti anche online, persino dalle imponenti tribune. Un dettaglio attuale visto le polemiche di questa estate e non secondario, che ha contribuito in maniera decisiva alla qualità complessiva dell’esperienza.

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