A inizio anno i social sono impazziti con il trend del paragone tra il 2026 e il 2016, mettendo a confronto differenze e similitudini, soprattutto in ambito musicale tra le vecchie tracce e quelle attuali. Nameless Winter è probabilmente la migliore rappresentazione di questo trend. Quella andata in scena lo scorso weekend a Barzio è stata una prima edizione con i fiocchi, tornata a “La Fornace” a distanza di quasi sette anni dall’ultima edizione estiva del 2019.
Partiamo con ordine. Barzio si conferma magica. Arrivare percorrendo quelle strade, rivedere il tendone e ricordare la disposizione degli stage dei nostri primi festival è stato qualcosa di speciale. L’atmosfera è stata frizzante e celebrativa di ciò che è diventato Nameless: da singolo festival estivo a realtà riconosciuta a livello internazionale, con due edizioni stagionali e appuntamenti ricorrenti durante l’anno, tra Less Names, l’evento a Misano durante la MotoGP e le date al Samsara di Riccione.

Due gli stage allestiti per questa prima edizione invernale. Il main stage, dedicato ai guest annunciati, richiamava il celebre tendone dei primi anni, con una struttura scenografica composta da un anello di barre LED montate attorno al ledwall, di grande impatto visivo. Di fronte al palco l’altalena firmata Guess, mentre ai lati trovavano spazio le aree VIP. Il secondo stage riprendeva invece il format dell’open deck dell’ultima edizione estiva, ribattezzato per l’occasione “Pizzocchero Elettronico”: previa registrazione, chiunque poteva esibirsi.

I nomi di punta non hanno avuto bisogno di presentazioni. Axwell, alla sua terza presenza (quarta considerando l’apparizione a Misano nel 2024), ha portato un set solido, capace di muoversi tra house melodica e grandi momenti festival, confermando il suo status internazionale. Gigi D’Agostino, alla seconda partecipazione dopo essere stato l’headliner del 2018, ha invece incarnato perfettamente il ponte generazionale che il festival sembra voler costruire: nostalgia sì, ma con selezione. Il richiamo di pubblico è stato evidente. A supporto si sono esibiti Merk & Kremont, Zomboy, Marnik, Conrad Taylor, Kiss ‘n’ Fly, Rudeejay, Astrality, Padma San e Danilo Seclì. Molto apprezzati i set di EDMMARO, Yetti e Automhate. Le presenze complessive si attestano intorno alle 10.000 persone nei due giorni del weekend.
Oltre al festival, Nameless ha organizzato un Après-Ski in collaborazione con B Music sulla terrazza panoramica dei Piani di Bobbio, dalle ore di pranzo fino alle 16 di domenica. Un evento gratuito per i possessori del biglietto del festival, che ha contribuito ad avvicinare il pubblico anche al comprensorio sciistico. Un’idea riuscita, che ha permesso a molti di sciare nelle prime ore della giornata per poi spostarsi sulla terrazza accanto alla funivia. Anche i non sciatori hanno potuto raggiungere gratuitamente la venue, mostrando il ticket del festival, per godersi musica, neve e sole. In lineup Adrian Hardy ed EDMMARO.

Da segnalare anche la collaborazione con Snowit, che ha proposto una combinazione skipass + biglietto giornaliero del festival, valida sia per il sabato sia per la domenica. Una formula che ha permesso anche a un pubblico non abituale, sia del festival sia del comprensorio sciistico, di scoprire il territorio e avvicinarsi alla realtà di Nameless.
Nameless Winter non è soltanto un’operazione nostalgica. È un test riuscito sulla capacità del brand di evolversi mantenendo coerenza identitaria. Ora l’attenzione si sposta sull’estate, quando il festival approderà per la prima volta al Centro Sportivo Al Bione di Lecco. Se l’inverno è stato un ritorno alle radici, l’estate sarà la prova definitiva della sua maturità.

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